marco sorio

Un trentino di adozione nelle Pro Loco

Consigliere della Federazione trentina delle Pro Loco e presidente della Pro Loco di Terlago: Marco Sorio, un trentino di adozione che ha trovato nelle terre della Valle dei Laghi un amore e una cura del territorio che non aveva mai visto prima.

Originario della provincia di Belluno, il nostro consigliere Marco Sorio è un portatore sano dello spirito Pro Loco, che va oltre la terra di origine con l’obiettivo di valorizzare il territorio mettendo la comunità al centro. Un veneto che in Trentino non si è accontentato e ha scalato tutte le posizioni: da volontario a consigliere fino a presidente di Pro Loco e consigliere della Federazione. Noi volevamo scoprirne di più e gli abbiamo fatto qualche domanda per approfondire la sua esperienza nel mondo del volontariato trentino…

Ciao Marco, raccontaci come sei arrivato in Trentino, quali sono state le tue prime impressioni?

Sono arrivato in Trentino nel 2002 per lavoro approdando prima a Trento, poi a Terlago nel 2006. Venendo dal bellunese ci si accorge subito che il Trentino ha una marcia in più: le città non sono di dimensioni paragonabili, ma la morfologia del territorio sì.

Si nota che Trento è più curata, ma è a Terlago dove ho trovato un amore e una cura del territorio come non avevo mai visto prima. Non dico che in altre realtà non ci sia, ma in realtà più piccole si apprezza di più.

É stato questo che ti ha spinto a entrare a far parte della Pro Loco e ad attivarti per un paese che ancora non conoscevi?

Anche quando abitavo nella provincia di Belluno ho sempre cercato di dare il mio contributo nell’organizzazione di sagre ed eventi, ho iniziato la mia “carriera” alla piastra che non ero ancora maggiorenne.

Quando sono arrivato a Terlago e ho partecipato come ospite ad un paio di eventi mi è venuto naturale farmi avanti con quello che mi sembrava il responsabile dell’evento (il grande Noris) per offrire la mia disponibilità.

Come è stata l’integrazione in paese? La Pro Loco ha giocato un ruolo nel farti sentire “a casa”?

Quando arrivi in un posto nuovo sei di fatto escluso, non conosci nessuno, non sai le strade dove vanno, non hai amici, non conosci nemmeno i nomi che ci sono sui cartelli delle vie. Sta poi a te in prima battuta e alle persone che incontri in seconda fare in modo che questo senso di esclusione passi.

Nel mio caso ci sono stati 4 passi nel percorso di integrazione: i colleghi, la famiglia, la Pro Loco e mio figlio. I colleghi mi hanno aiutato a formare nuove amicizie e a conoscere alcuni posti di Trento dove fino a prima di trasferirmi ero solo passato. Sempre tramite i colleghi ho conosciuto la mia compagna con cui ho formato la mia famiglia che mi ha portato a Terlago. Con la Pro Loco ho accelerato la mia integrazione nel paese che ha subito una seconda grande accelerazione con la scuola di mio figlio.

Come dicevo prima, sta a te proporti e farti avanti (o non tirarti indietro) e alle persone che incontri spetta il compito non semplice di accoglierti. L’ingresso in Pro Loco è stato repentino, nemmeno il tempo di offrirmi che Noris mi ha invitato al mio primo direttivo e nel novembre 2010 c’è stato il mio primo evento con la Pro Loco di Terlago. Ripensando al mio percorso in Pro Loco devo dire che mi ritengo fortunato: dopo i direttivi ci si fermava sempre a bere qualcosa insieme e nei momenti conviviali si sa, integrarsi risulta più facile.

Sembra tutto troppo rose e fiori, ci sarà stato qualcosa di faticoso, una barriera d’ingresso?

L’unico scoglio che potrei citare è indubbiamente il dialetto: venendo da una zona vicina il dialetto trentino risulta molto simile al mio, ma in Pro Loco l’italiano anche nelle occasioni ufficiali si sente ben poco.

Hai un incoraggiamento per altri “foresti” che come te arrivano in Trentino con buona volontà e voglia di fare?

Ai “foresti” dico fatevi avanti, non abbiate paura a mettervi in gioco. Non è necessario entrare subito in direttivo, basta anche dare la disponibilità a partecipare agli eventi. Alle Pro Loco dico siate inclusive e evitate i pregiudizi. Lo “straniero” è una risorsa porta esperienze e visioni diverse che aiutano a cambiare prospettive.