Riti di fuoco

In tutto l’arco alpino Trentino sopravvivono ancora oggi ritualità ‘sonore’ legate al fuoco, al risveglio della natura e degli animali, come il Trato marzo  e manifestazioni come Il Rogo dela Vecia, un rito antichissimo che affonda le sue radici in epoca pre-cristiana.

Curiosità musicali

Durante le ritualità primaverili venivano impiegati idiofoni (strumenti musicali il cui suono è producibile unicamente mediante la messa in vibrazione del materiale da cui è costituito lo strumento stesso) di varia natura, forma e materiali differenti, raggruppati sotto il nome di “strumenti delle tenebre” ovvero oggetti usati per produrre suoni disarticolati e creare baccano.

Fra questi strumenti si possono annoverare anche oggetti di uso quotidiano «che subiscono un parziale riadattamento a scopo musicale» (Guizzi, 2002, p. 343) durante festività calendariali o durante occasioni determinate come il chiarivari, il triduo liturgico della Settimana Santa, in alcuni momenti durante il periodo del Carnevale ed eventi come il Trato marzo ed il Rogo dela Vecia.

Fra questi oggetti troviamo quelli che l’etnomusicologo Febo Guizzi definisce strumenti da strepito – ovvero strumenti che producono rumori fragorosi e disordinati – chiamati così per il loro ruolo sonoro dal carattere regressivo, ambiguo e beffardo; come “stoviglie e suppellettili domestici o attrezzi da lavoro pastorale e agricolo che producono una sorta di antimusica” (Ivi., p. 344).

Lorenzo Melzani, collaboratore della Pro Loco di Lodrone, ci racconta alcune curiosità sull’uso ‘sonoro’ della bombarda durante il Rogo dela vecia 2024:

“Quest’anno, dopo quindici anni, abbiamo ripreso l’utilizzo di uno strumento per far casino… me lo ricordo che ero piccolo. Sia il mercoledì sera che durante il giorno del Rogo dela Vecia per richiamare e dare il segnale dell’inizio della manifestazione si utilizzava la bombarda. Si tratta di un sistema, un cilindro che viene riempito di gas e con un manico di legno a distanza si fa scoppiare. Questo crea rimbombo nella valle funzionando da richiamo”.

Il fantoccio della Vecia

Il rogo della Vecia

Per le popolazioni alpine il fantoccio della vecchia è simbolo dell’inverno, del freddo, della fame e della scarsità; bruciando la vecchia si abbandona l’inverno, si accoglie la primavera con il suo calore ed abbondanza, i suoi fiori ed animali. 

Lorenzo Melzani: “Il rogo assume  il significato del passaggio da una stagione all’altra, un momento in cui dimenticare quello che è stato e ripartire con l’inizio della nuova stagione.”

La manifestazione del rogo dela Vecia di Lodrone ha visto quest’anno un forte coinvolgimento della comunità come degli studenti delle scuole elementari e della scuola dell’infanzia.

Mentre i primi si sono dedicati alla preparazione delle maschere con il volto della vecchia in cartapesta, i secondi invece hanno realizzato dei disegni cercando di esprimere che significato ha per loro la festa. Questi lavori hanno accompagnato la sfilata della Vecia per tutto il percorso fino al momento del rogo.

Durante la mattinata del 7 marzo un centinaio di bambini hanno festeggiato e ballato insieme mettendo in evidenza il forte legame fra la popolazione e le tradizioni del passato; la comunità si è cimentata nel tagliare stoffe, fare strutture in ferro e gesso, organizzare le tappe di rinfresco e preparare i bambini.

Il fantoccio brucia, portandosi via l’inverno

Lorenzo Melzani ci racconta l’organizzazione dell’evento del Rogo dela Vecia 2024:

“L’evento è durato una giornata, partendo il mattino. Da due anni abbiamo anticipato per coinvolgere le scuole e l’asilo. Gli anni precedenti si svolgeva la sera solamente. Quest’anno siamo andati nel cortile della scuola elementare con il carro dove ci hanno raggiunto anche i bambini dell’asilo.

Dopo questo passaggio, c’è stato un momento in cui siamo andati con la Vecia al cimitero del paese e abbiamo portato un piccolo segno alle persone che negli anni hanno fatto parte dell’organizzazione di questa manifestazione, ed ai giovani del paese che sono morti a causa di incidenti. Dopo abbiamo pranzato tutti insieme. Il pomeriggio, fino alla sera è stato il momento della festa e del grande rogo” .

Lorenzo Melzani sottolinea che quest’anno, in particolare, si è consolidata la collaborazione fra le associazioni paesane.

La Pro Loco è stato l’ente trainante dell’organizzazione dell’evento occupandosi della costruzione del fantoccio della vecia e dei pasti insieme ad un gruppo di volontari dell’oratorio di Lodrone.

Anche gli Alpini di Lodrone sono stati coinvolti, i quali si sono occupati di organizzare un rinfresco in piazza, di adibire gli spazi per la cena e la preparazione della polenta.

Ritualità alpine come il Rogo dela Vecia si rinnovano ogni anno grazie alla partecipazione appassionata della comunità e delle associazioni che si impegnano a mantenere in vita questa tradizione facendola respirare e rendendola veicolo di comunicazione di memorie collettive.

Questi rituali non sono solo un tributo al passato, ma un modo tangibile per connettersi con le radici, celebrare la rinascita della natura e riaffermare l’identità collettiva ed il senso comunitario.

Nel contesto del Rogo dela Vecia di Lodrone, il coinvolgimento dei giovani e delle associazioni locali ha trasformato l’evento in un’esperienza di condivisione e di costruzione di legami, unendo le generazioni in un abbraccio di tradizione e di speranza per il futuro.