Il cuore della Festa della Colomela della Pro Loco di Coredo sono le gare in cui i partecipanti possono cimentarsi nell’arte di antichi lavori legati alla filiera del legno. Un modo per mettere alla prova la propria manualità e far sperimentare le tradizioni del territorio.
Ripercorriamo oggi una storia che intreccia fitti boschi di larice, cultura trentina e antiche tradizioni. Una storia popolata da esperti artigiani e volontari locali, ma che ha come vero protagonista il legno.
Il legno come oggetto di scambio e fonte di sostentamento economico, ma anche come simbolo capace di rappresentare un’intera comunità. Parliamo del legno di larice, caratterizzato da una grande resistenza agli eventi atmosferici e al passare del tempo, che ha fatto, nel secolo scorso, la fortuna di un piccolo paese della Val di Non.
A Coredo, il larice veniva trasformato dalle sapienti mani degli artigiani in un prodotto commerciale di successo, adatto agli scopi più vari, dalla viticoltura all’edilizia.
Nel 2025, questi antichi saperi vengono tramandati dalle associazioni locali ai più giovani, promuovendo la tradizione e il senso di appartenenza. E vi è persino una festa che celebra questi antichi mestieri: la Festa de la Colomela, che si celebra ogni estate. Per saperne di più, abbiamo intervistato il Presidente della Pro Loco di Coredo Ugo Inama.
Ugo, la vostra festa celebre l’antico mestiere della costruzione delle “Colomele” e delle “Scandole”. Se dovesse spiegarlo a qualcuno che non ne sa nulla, a che cosa servivano questi oggetti in passato e come venivano usati?
Le “colomele” sono dei tronchi di larice che vengo spaccati in 4, dal diametro di 20-25 cm e filati a mano con il coltello a due mani. Servivano in passato per fare le pergole delle viti, che adesso invece sono prodotte in cemento. Quello delle “colomele” era un antico mestiere della nostra zona: durante la vendemmia gli artigiani scendevano per venderle a Mezzolombardo e Mezzocorona, risalendo poi con le botti di vino! Le “scandole”, invece, sono tegole di legno fatte a mano tramite un coltello o una mazza, sempre di larice.

Che importanza avevano le “Colomele” e le “Scandole” in passato, e in particolare per il paese di Coredo?
Le “colomele” e le “scandole” fanno parte della tradizione del nostro paese, e in particolare di quella dei lavoratori del legno. Questa tradizione viene mantenuta anche dall’antica segheria veneziana di Coredo, da poco ristrutturata. Si parla del periodo prima ancora degli anni Settanta e del commercio di mele. In questa zona c’erano solo vitigni e cereali, ma ci sono anche boschi ricchi di larice e abete, con cui potevano essere realizzati questi prodotti.
Durante la “Festa de la Colomela” sono previste anche delle gare. Ci spieghi in che cosa consistono e chi vi partecipa?
La domenica, al mattino, c’è la gara delle “scandole”, mentre al pomeriggio quella delle “colomele”. Vi partecipano dieci coppie, quindi una ventina di persone in tutto. Alcune sono coppie “storiche”, che spesso vincono, ma altre sono coppie di giovani, amici o artigiani. Alcuni vengono anche dai paesi limitrofi.Per partecipare, serve avere una grande manualità. Vengono utilizzate delle attrezzature particolari per fermare i tronchi di larice, e poi con mazza e cunei si devono rompere in quattro. Il legno viene poi lavorato: la bravura sta nel trovare la vena giusta per rompere il tronco nel minor tempo possibile. Si tratta anche un po’ di una questione di fortuna!

Da quanto celebrate questa ricorrenza? Che cosa vi spinge a portare avanti questa tradizione?
La Festa de la Colomela è una delle feste più grandi dell’estate. Si celebra da oltre 25 anni, con alcuni anni di stop a causa della pandemia. Viene realizzata vicino alla segheria antica, terminata quest’anno, nel parco vicino ai due laghi. Per chi desidera, viene preparato anche un pranzo tipico.
Ciò che ci spinge a portare avanti questa tradizione è l’idea di trasmettere le tradizioni del nostro paese, che altrimenti andrebbero perse, ai più giovani. Oltre a questo, riusciamo anche ad attrarre dei turisti. Il nostro paese, infatti, è molto sviluppato dal punto di vista turistico. Nella scorsa edizione, più di 500 persone hanno pranzato durante la festa.

Nel 2025 vi sarà una nuova edizione? Se sì, quando?
Sì, la festa verrà celebrata anche quest’anno domenica 24 agosto. Il bello sta nel coinvolgimento di altre associazioni, la Pro Loco si occupa solo della parte logistica e burocratica. Un po’ tutti in paese danno una mano.
Qual è il ruolo della vostro Pro Loco in questo evento?
Siamo un direttivo abbastanza nuovo, è il nostro secondo anno di attività. Il nostro punto di forza sta nel collaborare con tutte le altre associazioni per alleggerire il carico burocratico, perché non tutti hanno le agevolazioni delle Pro Loco. Vogliamo contribuire a riprendere tutte le manifestazioni abbandonate durante il Covid, facendo rete con gli altri gruppi di volontari e sfruttando i vantaggi dell’essere una Pro Loco.
A Coredo le tradizioni artigiane si mantengono con la sapienza degli artigiani e un pizzico di divertimento e sana competizione. Le associazioni del paese collaborano tra di loro per riportare in vita antichi mestieri, anche tra i più giovani, riuscendo a intercettare persino l’interesse di molti turisti.
Il ruolo della Pro Loco diventa fondamentale per reperire volontari, gestire il carico burocratico e fare rete. Auguriamo quindi a tutti/e un buon lavoro per la prossima edizione!




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