Racconti di inclusività: l’esperienza della Pro Loco di Lavis a Trentino Way

Un giro del Trentino inclusivo dedicato alle persone con disabilità. Un progetto che vede coinvolte anche alcune Pro Loco, che hanno nel loro DNA la vicinanza alla comunità e ai suoi bisogni.

Secondo l’Istat, il 3,8% dei residenti in Trentino Alto-Adige è disabile.

Sebbene questa percentuale possa apparirci significativa a prima vista, ad un’analisi più attenta ci si accorge che questo dato registra unicamente gli individui con gravi deficit di salute e importanti limitazioni nelle proprie funzioni fondamentali. La disabilità, tuttavia, può manifestarsi in forme e gradi diversi, a seconda non solo della natura del deficit, ma anche del contesto in cui esso si colloca e della sfera sociale dell’individuo.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) sancisce infatti che la disabilità è non può essere più intesa come una condizione esclusivamente individuale, ma come il risultato di un’interazione complessa tra persona e società. Adottando questo paradigma, il numero di persone considerate disabili aumenta, in quanto la disabilità non si classifica solo in base a limitazioni fisiche o psichiche gravi, ma anche in relazione agli ostacoli ambientali e sociali. L’OMS stima infatti che il 15% della popolazione mondiale sia affetto da una forma di disabilità. Risulta dunque indispensabile agire sulla dimensione sociale delle persone disabili, al fine di garantire l’inclusione e l’uguaglianza di opportunità.

Se ancora oggi una definizione multidimensionale della disabilità fatica a raggiungere i livelli istituzionali, è possibile promuovere un cambiamento partendo dal basso?

Nel nostro territorio, l’iniziativa Trentino Way, il giro del Trentino inclusivo organizzato da Dolomiti Open e Sportfund Ets, incarna perfettamente questa visione. Anche alcune delle nostre Pro Loco hanno partecipato: ci siamo fatti raccontare l’esperienza della Pro Loco di Lavis dalla Presidente Cristina Zanghellini.

Pro Loco e disabilità
Una delle tappe del giro del Trentino inclusivo

Cristina, ci racconti di Trentino Way? In che cosa consisteva questa iniziativa?

Trentino Way è un giro del Trentino inclusivo che prevede 14 tappe, partendo da Molveno e arrivando fino a Fai della Paganella. Le tappe si sono percorse a piedi o in bicicletta. in ognuna hanno partecipato diverse associazioni e enti, e si sono raccolte testimonianze sui bisogni e le esigenze delle persone disabili.

La manifestazione nasce sulla scia dell’esperienza di Rosario Fichera di Dolomiti Open, associazione che si occupa di rendere accessibili le Dolomiti per le persone con disabilità. Rosario ha percorso l’Italia in varie tappe dal Trentino all’Etna, facendosi affiancare da persone affette da disabilità, associazioni e enti. Il suo viaggio è stato così ricco di spunti che è nato il desiderio di replicarlo Trentino, ed in futuro probabilmente verrà riportato anche altrove.

Chiaramente, un evento di questo tipo funziona se ci sono molte realtà coinvolte. La vera inclusione si fa quando è la società ad aprirsi alla partecipazione delle iniziative. Includere significa far entrare in una cosa chiusa qualcuno che non vi ha accesso. Trentino Way ha fatto esattamente il contrario: è la società che si aperta alle persone con disabilità. Tutti nella nostra vita siamo stati o saremo disabili: da quando siamo nel passeggino e non siamo autonomi, a quando ci rompiamo una gamba fino ad arrivare a quando saremo anziani. Una società attenta ai disabili permette a tutti di partecipare alle attività.

Un’altra tappa del giro del Trentino inclusivo

Come mai come Pro Loco avete scelto di parteciparvi?

L’idea di Trentino Way è quella di rendere la società più aperta ed accogliente, non di ghettizzare le persone con disabilità. Le Pro Loco sono il soggetto che per eccellenza si occupa delle comunità, e dunque ci è sembrato scontato parteciparvi e contattare anche le altre associazioni. Difatti, non siamo stati gli unici: anche altre Pro Loco hanno partecipato, tra cui quella di Carisolo mentre la Pro Loco di Cembra ha dato una mano con la logistica della tappa che ha toccato la Val di Cembra. All’arrivo del percorso, il 13 settembre a Fai della Paganella, ad accogliere i partecipanti c’era anche Monica Viola, presidente della Federazione trentina Pro Loco.

In che modo la vostra Pro Loco si è interessata al tema all’inclusività?

Quello dell’inclusività è un percorso che noi stiamo facendo da un po’.  La prima vera iniziativa della nostra Pro Loco è stata la Partita dell’Amicizia, un evento organizzato con un concittadino per far giocare una squadra di ragazzi con la sindrome di down insieme ad altri. Per lavoro io mi occupo di tematiche legate al mondo della disabilità, e dunque l’interesse è stato spontaneo.

Ci siamo resi conto che, con piccolissimi interventi, ogni Pro Loco può favorire l’inclusione: l’intervento è minimo, ma il risultato è grande.

Pro Loco e disabilità
Volontari per il giro del Trentino inclusivo

Potresti darci un suggerimento per le Pro Loco che vogliono occuparsi di questo tema?

La formazione è fondamentale, anche se già un embrione di progetto nazionale che vuole lavorare sull’inclusività. Affianco ad essa, è importante adottare degli strumenti pratici. Nel nostro caso per una delle nostre manifestazioni, ci siamo affidati ad un signore che aveva esperienza in questo senso e ci ha dato dei consigli preziosissimi. Ad esempio, anziché noleggiare dei bagni chimici appositi per le persone con disabilità, che spesso risultano comunque inaccessibili, ci ha suggerito di metterci contatto con bar e locali che avessero un bagno accessibile e abbiamo chiesto loro di poterli segnalare nella mappa dell’evento. Oltre a questo, abbiamo fatto attenzione a prevedere parcheggi riservati e non mettere tavoli troppo stretti o altri tipi di ostacoli. Fondamentale è tenere a mente che un evento accessibile non lo è solo per chi è in sedia a rotelle, ma lo è anche per un’intera fascia di popolazione che può avere simili difficoltà, come famiglie con bambini piccoli e anziani.

Non possiamo che ribadire quanto detto dalla Presidente della Pro Loco di Lavis: sono proprio le nostre associazioni quelle ad essere più vicine alla comunità e, come tali, è fondamentale che siano in grado di aprirsi ed includere.

Condividiamo quindi con entusiasmo i suggerimenti pratici ricavati da questa esperienza, e confidiamo che sempre più Pro Loco si occupino del tema dell’inclusione in prima linea.