Un vecchio edificio del comune in disuso. Un paese di 200 abitanti senza un luogo in cui trovarsi. E uno sguardo coraggioso, che ha visto una risorsa dove finora nessuno lo aveva fatto.
di Oriana Bosco
Siamo a Vignola Falesina, un paese sopra Pergine Valsugana. In realtà si tratta di due frazioni, unite nel nome e nel senso di appartenenza che fa sentire tutti e 200 gli abitanti (eh sì, le grandi storie si possono trovare anche nei posti piccoli) un’unica comunità.
Qui vive Cinzia, che lavora al servizio geologico della Provincia di Trento ma che dopo lavoro diventa volontaria e segretaria della Pro Loco. Originaria di un paese più grande, spostata a Vignola Falesina per amore, Cinzia è una persona tenace e sognatrice che non si arrende alla mancanza di un luogo in cui ritrovarsi nel borgo dove vive: “In paese un punto di aggregazione per le persone ci vuole”.

A volte le cose non vanno create da zero: basta cambiare ottica per vedere che gli strumenti per realizzare i nostri sogni non sono poi tanto lontano, ma lì, a portata di mano. E così, in una mattina di sole in cui come sempre Cinzia passa davanti all’edificio comunale dismesso da qualche anno ed utilizzato come rimessa, ha una folgorazione. Una casa messa a nuovo, funzionale e curata, con all’interno gli spazi per fare attività, cucinare, far festa. Una sede della Pro Loco che non sia però solo della Pro Loco, ma di tutti gli abitanti del paese, un punto di riferimento per chi vive ma anche per chi passa di lì e cerca informazioni.
Siamo nel 2020: Cinzia racconta la sua idea alle amiche volontarie della Pro Loco. Insieme riescono a coinvolgere tutto il gruppo di volontari, entusiasti di accogliere quella sfida che nessuno mai aveva affrontato.
“La cosa più bella non è stato tanto il lavoro fatto, ma vedere lo spirito di collaborazione che si è creato: la casa sociale ha iniziato a fare comunità ancora prima di essere ultimata”.
Inizia così la sfida della Pro Loco di Vignola Falesina, che per prima cosa convince il sindaco a concedere di sistemare una sala all’interno dell’edificio per gli incontri della Pro Loco. “La prima cosa che ci serve è un tavolo” si dicono i volontari. Una stanza con un tavolo, infatti, non è più solo una stanza: diventa un piccolo, embrionale luogo di aggregazione. A Vignola Falesina, quel tavolo è stato l’inizio di un processo che a partire da quel momento non si è più fermato.
“Il Sindaco è stato ben contento di accogliere anche la nostra successiva richiesta di sistemare gli altri spazi della casa inutilizzati. ‘Fatela vivere’, ci ha detto”.
La prima idea è stata quella di creare uno spazio polifunzionale che potesse servire in primis come palestra, e poi anche come sala per spettacoli e feste. La palestra di Falesina è nata con il solo contributo degli abitanti: chi ha dato attrezzature, chi ha ridipinto le pareti, chi si è reso disponibile ad offrire corsi di pilates.

Nel frattempo, il successo del progetto della Pro Loco è giunto alle orecchie della Comunità di Valle Alta Valsugana e Bersntol che, dopo la visita del presidente stesso alla struttura, non ha esitato a fare un passo enorme: decidere di finanziare la ristrutturazione in toto dell’edificio.
La casa si è trasformata in un cantiere. E i volontari? Chiaramente, stanno seguendo passo passo i lavori, con il loro apporto sia nelle decisioni (“Eh è come se facessero i lavori a casa nostra”), sia dando una mano ovunque sia possibile.
Ed infatti, alla richiesta di aiuto per liberare le altre stanze ingombre, ha risposto la comunità intera. In un sabato mattina di autunno la casa si è riempita di adulti e bambini, portando ognuno quello che poteva: chi con il trattore per trasportare i materiali, chi con tè caldo e torta, chi con giochi per intrattenere i bambini. “È stata un’emozione vedere quanta partecipazione c’è stata, si è attivato tutto il paese. In una sola mattina abbiamo sgomberato tutto. Ma la cosa più bella non è stato tanto il lavoro fatto, ma vedere lo spirito di collaborazione che si è creato: “La casa sociale ha iniziato a fare comunità ancora prima di essere ultimata”, ci racconta Cinzia.

A tu per tu con gli operai, gli uomini sono instancabili aiutanti, e le donne ci mettono il senso pratico. “Mano a mano che pensavamo a come progettare gli spazi, ci venivano le idee. Qui ci serve una piccola cucina, qui mettiamo il ripostiglio. Stiamo curando ogni piccolo particolare, dalla disposizione delle attrezzature ai materiali. E questo ce la fa sentire ancora più casa”.
Oggi siamo agli sgoccioli di questo sogno che diventa realtà: la Casa sociale di Vignola Falesina verrà inaugurata ufficialmente il 13 giugno, in occasione della sagra del paese. “La vita nel nostro paese non sarà più la stessa. Avremo un luogo per gli spettacoli e gli incontri l’estate, una palestra durante tutto l’anno, un luogo per fare le feste di compleanno per i bambini o semplicemente per farci una pasta tutti insieme il sabato sera.”
Uno sguardo nuovo, un’idea progettuale, un’associazione che fornisce gli strumenti per realizzarla, una comunità che la sente propria. Basta cercare gli ingredienti giusti e anche i sogni possono diventare realtà.






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