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Il “guardiano del pino”

Dietro a ogni piccola cosa bella che vediamo nei nostri territori, c’è un’idea. E un gruppo di persone che ci hanno creduto.

A Grauno, tra queste persone c’è Federico, che da decenni insieme alla sua Pro Loco fa vivere il passato ma anche il futuro della sua comunità

La strada che porta verso il piccolo paese di Grauno si stacca ripida dalla provinciale che solca il fianco destro della val di Cembra, gira attorno all’abitato, nella parte superiore, e porta ad un edificio che ospita varie realtà associative del posto.

rito pino grauno

Ad accompagnarmi è Federico Pedot, sulla carta segretario della Pro Loco di Grauno. Ho deciso di essere molto schietta con lui. “Devo scrivere un articolo per un progetto particolare: raccontare il territorio con la voce di chi lo vive. Ho pensato di partire da te – dico – perchè la tua è una figura perno di questa comunità, non solo per la Pro Loco…”.

In questi ultimi anni mi è capitato già di scrivere varie volte sul celebre “Pin de Graun”, ma questa volta non voglio farmi raccontare solamente della immemorabile tradizione che qui si perpetua ogni ultimo giorno di Carnevale – quella appunto del rogo del pino –  molto ben documentata dalle numerose fotografie artistiche appese alle pareti dell’ufficio della Pro Loco. So che dietro ognuna di quegli scatti ci sono storie, di paese, di persone, di comunità, di volontariato, ma non solo. E so che Federico certamente ne ha qualcuna da raccontare.

Una storia che inizia da ragazzino…

Con le parole ripercorre nei suoi appassionati racconti decenni di Pro Loco, quando non ancora maggiorenne iniziò a fare il segretario di quello che era l’allora “Comitato turistico locale”. Ai tempi la festa che accompagnava l’antico rito del pino si svolgeva in una sala che veniva adibita a improvvisata pista da ballo. I coscritti compravano il vino e si faceva la polenta. Quando ci furono anche le aranciate  fu una vera novità.

Alla fine degli Anni Settanta arrivò la Siae e da lì le cose iniziarono a cambiare. Fogli, lettere, contributi, permessi, marche da bollo, viaggi a Trento, riunioni.

Ma Federico lavorava come impiegato amministrativo al Comune di Grauno: addetto a segreteria, ragioneria, anagrafe di un ente a cui faceva riferimento il centinaio di censiti. In un armadio c’erano le pratiche del Comune, in un altro le carte della Pro Loco.

In un altro ancora i conti dei Vigili del Fuoco Volontari.

Altri tempi.

Fare Pro Loco ha sempre significato anche fare gruppo e soprattutto avere dei progetti. Come quello ambizioso di gioventù di avere un campo da calcio, o meglio, un campo polivalente. Nell’unico fazzoletto pianeggiante chiaramente di proprietà privata. Ma la perseveranza vinse e – a partire dai tornei calcistici fatti per racimolare qualche soldo – il tempo e la dedizione ci pensarono poi a modellare, ampliandolo, quel progetto inconsapevolmente del tutto lungimirante.

Grauno  ora vanta una struttura ricettiva di prim’ordine che ogni anno durante il Carnevale accoglie migliaia di visitatori che vengono fin quassù per vedere il perpetuarsi dell’antico rito. Cucina, capannone fisso e impianto di insonorizzazione portano con sé un costo impegnativo e certamente un grande valore fatto di ore (del “dopo cena”) di volontariato, investite per risparmiare qualche denaro.

Non solo il pino

Ogni anno il pino di Grauno brucia, ricordando un rito dal sapore ancestrale che, tenacemente, non si è lasciato spegnere nemmeno quando la dittatura fascista lo richiese. Tenace come il lavoro silenzioso dei volontari che nel corso dei decenni si sono impegnati a perpetuare questo evento che ha portato dei frutti grandi.

 

parco giochi grauno

Federico si affaccia alla finestra dell’ufficio la cui vista si spinge fin giù sull’Avisio e che domina il ripido paese con le case addossate le une alle altre, arroccato sul pendio boschivo, dal quale nel tempo sono stati strappati con fatica fazzoletti di terra per essere coltivata.

“Vedi – dice- in questo ultimo anno siamo stati impegnati a realizzare per la comunità un parco giochi”.

Un regalo davvero speciale, l’ultimo di molti, che la Pro Loco ha fatto a questo paese.

Un poco più in là, la “busa del Carneval” dove ogni anno il pino più grande, tagliato e trascinato dai boschi di quassù, arde dopi i rintocchi della campana della sera.

Un quadro che sintetizza il tutto: passato, tradizione e futuro.

Ma soprattutto comunità.