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Oltre lo spettacolo: quando il Carnevale fa comunità

Che cosa c’è dietro un carnevale spettacolare, storico e amatissimo come quello di Storo? Siamo andati alla caccia del significato profondo che questo momento catartico e satirico ha per la comunità

Dimenticate per un momento la deliziosa polenta di Storo (che comunque non mancherà) e focalizzatevi sul Carnevale: non sulle frittelle, non sulle chiacchiere/galani/crostoli che dir si voglia. Pensate a qualcosa di meno dolce, ma altrettanto tradizionale: i carri.

Non sono carri qualunque quelli del “Gran Carnevale di Storo”: si tratta infatti della manifestazione di carri statici più grande d’Europa, una tradizione che è entrata a pieno titolo tra le più amate dalla comunità storese.

Dagli anni Sessanta fino a oggi

Nato quasi per scherzo da un gruppo di amici alla fine degli anni Sessanta, quando su carri di legno venivano costruite strutture per rappresentare i gossip del paese, i suoi personaggi e l’attualità della nazione, la manifestazione oggi è giunta alla sua cinquantacinquesima edizione, evolvendo, mutando, ma allo stesso tempo rimanendo fedele a sè stessa. I carri non sono più in movimento ma statici, la musica ha ampliato il suo repertorio da brani della tradizione a dj di fama internazionale, ma un elemento imprescindibile è rimasto: l’ironia, elemento che riconduce alla radice del Carnevale. 

La manifestazione oggi è giunta alla sua cinquantacinquesima edizione, evolvendo, mutando, ma allo stesso tempo rimanendo fedele a sè stessa

È un filo rosso che unisce indissolubilmente passato e presente del Gran Carnevale, coinvolgendo generazioni di grandi e piccini e diventando un collante sociale unico nel suo genere. I temi dei carri e i costumi dei figuranti nel corso delle varie edizioni spaziano da storie tradizionali a storie più contemporanee.

foto storica gran carnevale storo
Foto storica del Gran Carnevale di Storo

Competere, ma a suon di risate

Vi sarà capitato di imbattervi in un carro di pirati, uno rappresentante il Re Leone, uno dai colori vivaci proveniente direttamente dall’universo di Avatar. Tutti impegnati in una ferrea (e sentitissima) competizione interna, fatta di risate, divertimento e rivisitazioni in chiave goliardica. Così il carro di Marry Poppins (vincitore della cinquantaquattresima edizione del Gran Carnevale) viene rinominato “Il Paese dei Matocchi”, la storia di Pinocchio diventa l’occasione per fare della satira in merito all’inaugurazione dell’auditorium del paese dopo trent’anni.

Mary Poppins e “Il paese dei Matocchi”, vincitori lo scorso anno

Anche l’ironia può essere un collante sociale

Che cosa rappresenti quest’occasione per gli abitanti ce lo spiega Luca Comai, presidente della Pro Loco di Storo M2, che da anni tiene le fila dell’organizzazione dell’evento: “È l’evento più importante e atteso dell’anno dalla comunità di Storo. I carri sono l’occasione perfetta per fare un po’ di satira locale: un modo per dedicarsi all’autoironia su quello che succede in paese. È un momento molto divertente” ci confida ridendo “così anche i visitatori esterni, che magari hanno letto le notizie di cronaca, vengono coinvolti in prima persona nel vissuto della comunità”.

Un modo per prendersi un po’ meno sul serio, dunque, un espediente per ridere degli avvenimenti passati e presenti del paese in modo corale e gioioso. Un evento che, parlando di numeri, muove all’incirca 10000 persone durante tutta la manifestazione, che quest’anno è cominciato il 7 febbraio avrà inizio il 7 gennaio con la sfilata dei bambini e si concluderà con la grande festa di sabato 17 febbraio.

La satira, elemento essenziale del Carnevale di Storo

Quanto alla preparazione dei carri, non ci sono divisioni in rioni, contrade o quartieri, ma gruppi spontanei di persone di ogni età che nei due mesi precedenti alla sfilata si ritrovano con costanza e dedizione ogni sera per realizzare strutture che superano anche i 10/12 metri di altezza. Un tour de force eccezionale, uno sforzo collettivo animato dall’entusiasmo di prender parte a qualcosa che prescinde la realizzazione del carro in sè. Un’occasione che unisce generazioni, saperi e sensibilità molto eterogenee, dando vita ad un’esperienza comunitaria unica

La costruzione dei carri richiede uno sforzo collettivo animato dall’entusiasmo di prender parte a qualcosa che prescinde la realizzazione del carro in sè

Una Pro Loco che reinterpreta la tradizione

Obiettivo e speranza della Pro loco è dunque quello di trasmettere alle generazioni più giovani il valore del prendere parte all’evento e lo spirito del carnevale di Storo, fatto di divertimento, provocazioni, sovvertimento dei poteri, andando a rinforzare il tessuto sociale e il dialogo tra persone di tutte le età.

Infatti, attraverso il coinvolgimento fianco a fianco non solo nella fase preparatoria, ma anche nella fase dei festeggiamenti e della sfilata vera e propria, si realizza un prezioso e irripetibile dialogo intergenerazionale.  Un modo per poter godere insieme del frutto del fare comunità: una grande festa, ma soprattutto condivisione di idee ed esperienze, elemento imprescindibile di coesione sociale.

Veduta dall’alto di carro e figuranti, febbraio 2023

Qualche anticipazione sull’edizione 2024

Quanto al numero di carri, sappiamo che saranno quattro in totale, accompagnati da due gruppi mascherati. Abbiamo cercato di spillare qualche anticipazione sui temi di quest’anno, ma non c’è stato verso. A quanto pare, nemmeno il presidente della pro loco sa nulla: “Così viene tutelato l’effetto sorpresa!” ha commentato divertito. Non ci resta dunque che invitarvi a prendere parte a questa straordinaria manifestazione e darvi appuntamento alla sfilata di martedì Grasso!