carnevale palù del fersina

Carnevale mocheno: un rito che unisce passato e presente

A Palù del Fersina, in Valle dei Mocheni, il martedì grasso va in scena il rito Der bètschato, antichissima usanza che vuole come protagonisti i coscritti del paese. Un regalo che questi ragazzi fanno a sé stessi e a tutta la comunità.

Pensando al Carnevale ci vengono in mente carri, mascherine e coriandoli, con feste colorate e divertenti che fanno dimenticare i lunghi i mesi invernali.

Grattando un po ‘sotto la superficie si scopre che nel Carnevale c’è ben di più che festa e colori: c’è un insieme di valori e significati diverso da luogo a luogo.

Il martedì grasso a Palù del Fersina, in Valle dei Mocheni, fa rima con maschere storiche, testamenti e morti simulate. Cosa succede in questa festa amatissima dalla comunità, che ha oltre cento anni di vita sulle spalle?

I tre strani protagonisti

La giornata inizia presto per le tre maschere protagoniste del carnevale mocheno, che iniziano la loro vestizione in località Vrottn, il maso più alto del paese. Figure principali sono la vecia e il vecio, der bètscho e de bètscha, entrambi con il viso coperto di nero, con bastone e scopino in mano. Il vecio indossa un copricapo di pelle di capra con due punte ornate da pennacchi e campanellini e un cinturone di cuoio che trattiene una vistosa gobba formata di fieno. Il terzo personaggio è der òiartroger, il raccoglitore di uova, che porta sulle spalle una cassetta dove custodirà tutte le uova ricevute in dono.

I protagonisti portano il carnevale di maso in maso, seminando fertilità ed abbondanza

I “veci” (di nome ma non di fatto!), con grandi corse e balzi su e giù dai ripidi pendii di Palù, seguiti dal più tranquillo òiartroger, portano il carnevale di maso in maso, bussando a tutte le porte e fermandosi davanti all’uscio, gettando sementi propiziatorie di fertilità e abbondanza. La visita del trio è un punto di orgoglio per tutti i paesani che ringraziano donando alcune uova. Nel primo pomeriggio la manifestazione si sposta in piazza, con i veci che si rincorrono, litigano, ballano in modo così sfrenato suscitando l’ilarità di tutti i presenti.

Il momento clou è rappresentato dalla morte simulata del vecio e dalla lettura del suo testamento da parte della vecia, seguito poi dalla sua ripetizione a ruoli invertiti. Nel testamento sono chiamati in causa i coscritti e le coscritte di tutto il paese, in una una sorta di gioco di inversione dei ruoli, dove il patrimonio della famiglia della ragazza viene lasciato al ragazzo e viceversa, sovvertendo le tradizionali regole di successione.

Il lungo giorno del carnevale mocheno termina al tramonto con un grande falò del fieno della gobba del bètscho e delle carte dei testamenti. 

Un carnevale con dietro una …. festa dei coscritti

Il carnevale mocheno ha anche un’altra particolarità che lo contraddistingue: il grande coinvolgimento dei coscritti del paese, i giovani che nel corso dell’anno compiono 18 anni. Sono loro infatti a scegliere tra i coetanei gli attori che impersonano le tre maschere, e che a pochi giorni da martedì grasso si occupano di raccogliere le informazioni per la stesura del testamento e a preparare le torte da distribuire ai presenti dopo la lettura delle ultime volontà dei veci.

Sono gli stessi coscritti a prendere bonariamente in giro i coetanei facendoli diventare protagonisti del testamento, burlandosi delle attività o delle proprietà di chi è chiamato in causa.  Un gioco di rimandi e allusioni, difficilmente comprensibile da chi non conosce bene la comunità locale e le sue dinamiche, che sicuramente contribuisce a cementare la complicità tra i ragazzi di Palù.

Questi ragazzi si trovano, condividono le loro idee e prendono decisioni di uno degli eventi a cui la comunità mochena è più legata. Un’occasione in cui cominciano ad assumersi le prime responsabilità, mettendo al servizio degli altri l’amore per il proprio paese. Un’esperienza di amicizia, condivisione e impegno emozionante, che ricorderanno a lungo perché è una potentissima scuola di vita.

Un’esperienza di amicizia, condivisione e impegno emozionante, che ricorderanno a lungo perché è una potentissima scuola di vita.

 E non solo. La festa è un importante momento di aggregazione anche per chi proviene dai paesi vicini, un’occasione per divertirsi, ridere davanti alla pantomima delle maschere storiche e vivere “sulla propria pelle” riti antichi che si caricano così di significati e di prospettive nuove.

Grazie per la collaborazione all’Istituto Culturale Mocheno